sabato 5 ottobre 2019

PETIZIONE - VOGLIAMO LA RIAPERTURA DELLA CIVITAVECCHIA ORTE DELLA FERROVIA DEI DUE MARI

VOGLIAMO LA RIAPERTURA DELLA CIVITAVECCHIA ORTE DELLA FERROVIA DEI DUE MARI

Per questa ferrovia sono stati spesi per lavori 220 miliardi di lire, per il completamento dei lavori e la elettrificazione completa, sono stati incamerati dalle FS altri 123 miliardi di lire. E' stato anche redatto un progetto coofinanziato dalla Unione Europea, la Regione Lazio, l'autorità di sistema portuale di Civitavecchia e l'Interporto Centro Italia di Orte per 2 milioni di € . E' inoltre inserita nell'elenco delle ferrovie turistiche allegato alla legge 128/2017. La tratta Capranica Orte è armata ed è possibile aprirla con poca spesa immediatamente al servizio viaggiatori e turistico. La riapertura della tratta Civitavecchia CapranicaSutri Orte della Ferrovia dei DUE MARI è necessaria per la creazione di sviluppo economico del viterbese e di tutto il Centro Italia. Infatti permette il collegamento del Porto di Civitavecchia all'Interporto di Orte,  del Mar Tirreno al Mar Adriatico. Permette lo sviluppo dell'entroterra del porto, il collegamento ferroviario del corridoio del mare Spagna Italia Croazia.
Occorre voltare pagina rispetto la mobilità, per ridurre l'impatto ambientale. Basta con il favorire la viabilità stradale altamente costosa e inquinante. Il ritorno al futuro è favorire lo sviluppo delle ferrovie.  
Con la presente petizione, pertanto,  chiediamo che venga riaperta al traffico Merci viaggiatori e turistico.

FIRMA QUESTA PETIZIONE:

giovedì 6 giugno 2019




SEZIONE DI VITERBO



CONFERENZA STAMPA DEL 5/6/2019
Dopo anni di abbandono un'occasione per il rilancio del territorio di Viterbo.
Fondate minacce o concrete opportunità dalla recente dichiarazione di notevole interesse avanzata dalla Soprintendenza?



Leggiamo dal Piano territoriale di coordinamento della Provincia di Viterbo del 2008:

" Un parco archeologico termale che includa tutte le sorgenti ed una notevole quantità di resti archeologici dovrebbe espandersi su circa 4000 ha".
" ...un continuum che incuneandosi nella città attraverso la valle di Faul e porta Faul si proietta all’esterno fino alla Necropoli di Norchia"

" Gli obiettivi del Parco Archeologico Termale prevedono:
- il riequilibrio territoriale
- l'arresto dei fattori degradanti
- il restauro ambientale
- lo sviluppo della attività socio-economiche
- la fruizione del tempo libero
- la tutela del paesaggio e delle risorse.

Questa proposta è stata integrata con il Piano di sviluppo agricolo-termale del Comune di Viterbo, con analoghi obiettivi..."
Il vincolo della Soprintendenza di ampliamento del vincolo località Valle dell' Urcionio (D.M. 22/05/1985) interviene dunque non calato dall'alto, ma va a riempire un vuoto clamorosamente lasciato aperto dagli Enti locali.
Peraltro parzialmente e su soli 1600 ha.
Ogni città deve dotarsi di strumenti urbanistici che la dotino di un verde a livello territoriale più o meno fruibile.
Massimamente devono farlo città che non essendo votate all’industria hanno necessità valorizzare le proprie risorse turistiche.
Qui a Viterbo, dopo uno sviluppo urbanistico caotico di decenni, non solo non si sono potuti osservare atti per il riequilibrio urbanistico, ma addirittura si assiste ad una crociata contro la tutela di beni archeologici e paesistici "irrinunciabili" e irriproducibili.

Colpisce in particolare la ricorrente affermazione che il vincolo paralizzerà ogni attività di sviluppo.
Una menzogna palese che siamo qui per smentire una volta per tutte.

Come in tante altre aree limitrofe quali San Martino al Cimino, Viale Trieste e La Quercia (D.M. 16/11/1973), la Valle dell’Arcionello e nella stessa Valle dell’Urcionio (D.M. 22/05/1985), analogo vincolo non ha impedito, ma ha reso armoniche le attività con i valori storico paesistici. Ma mai si può dire che abbiano bloccato il loro sano sviluppo.
All’interno del presente vincolo esistono due aree a destinazione non agricola e non ancora urbanizzate nelle quali si possono osservare effetti sulle preesistenti aspettative, la zona F1 con destinazione a servizi pubblici a livello territoriale sulla collina Riello e la Zona F4 con destinazione a sviluppo Termale in località Paliano.

Orbene la concentrazione di beni storici ed archeologici sulla collina del Riello è assolutamente un caso raro e stupefacente. Il diritto della Soprintendenza a mettere in discussione una zona di espansione del tessuto urbano è un atto dovuto e costituzionalmente previsto (art. 9 Costituzione italiana).
Allo stesso tempo non può al Comune di Viterbo sfuggire la particolarità del caso sotto il profilo urbanistico.
Essa si innalza immediatamente a destra della uscita da Porta Faul.
Se si riflette sul fatto che oggi Porta Faul si pone rispetto al territorio della Cassia antica, delle Terme e della Francigena allo stesso modo in cui Porta S. Sebastiano si pone rispetto all’Appia Antica, non si può che profittare per esaltare questa analogia. E fare di questo brano cittadino una eccellenza, salvando questa quinta collinare, capace di connotare il vertice del cuneo verde e storico archeologico di valori capaci di superare qui, in alcuni punti, in bellezza, lo stesso Parco dell'Appia.
Quanto alla area termale di Paliano appare palese che in tempi di consumo di suolo zero, con ripetute proposte di legge in tal senso al Parlamento italiano ed europeo, una previsione di 80.000 metri cubi, in piena campagna ad otto chilometri di distanza da Viterbo non può non essere rivista.
Senza considerare che l’insediamento immaginato dal PRG di Viterbo si trova a ridosso della Cassia antica romana e dei resti cospicui di antiche terme romane.
Intendiamoci, le attività termali sono una ricchezza ed un legittimo investimento sia pubblico che privato.
Ma est modus in rebus.
Quelle previsioni sono frutto di paleourbanistica. E del tutto sproporzionate alla realtà.
Se le terme dei Papi con 50 litri di acqua termale al secondo non raggiungono, albergo compreso, i 10.000 mc, come può persistere una previsione di 80.000 mc con una disponibilità di 15 litri al secondo?
Il Comune, prima della stessa Soprintendenza, crediamo abbia il dovere di riequilibrare il tutto entro quegli obiettivi che sono già recitati, ma solo recitati, nel piano Provinciale e nel Piano comunale.

Ancora, come può il Comune non intervenire grazie ai suoi poteri nel trovare un punto di equilibrio tra i legittimi interessi in campo nel caso delle Masse di San Sisto ad uso eminentemente pubblico e della soc. Free Time, di natura ed uso privatistico.
Dove peraltro quelli legati ad un uso termale libero e pubblico, con soli 5 litri di acqua al secondo, alle Masse di S. Sisto dovrebbero essere in cima alle preoccupazioni di un Ente locale che è per natura il più vicino ai cittadini e più doverosamente investito da ogni istanza democratica.
A tal proposito, si tenga presente la recente evoluzione della Corte Costituzionale, soprattutto negli ultimi due anni, in materia di usi civici e di tutela del patrimonio paesaggistico e culturale, che ribadisce la competenza statuale degli indirizzi e tutela. E’ altresì necessario ricordare che il patrimonio termale pubblico riveste, come riconosciuto negli statuti viterbesi già dal 1400, una grande valenza sanitaria e a sostegno della salute dei cittadini, senza aggravio di costi per la sanità pubblica. Altro valore eminente tutelato dall’art. 32 della Costituzione. Analoghe considerazioni si possono fare per il diritto al diporto come diritto inalienabile e da tutelare nella sua gratuità.

Questa conferenza stampa avvia una richiesta di ampia riflessione e discussione sul futuro economico e sociale di Viterbo.
Un richiamo ai suoi eccezionali valori storici, al suo posizionamento nel mercato delle città di arte internazionale, ed un pronto adeguamento culturale.
Ma oggi è anzitutto una richiesta di non contrastare, bensì di coopianificare il futuro del parco della Cassia Antica e della Francigena con il MIBAC.
Ed al contempo una assunzione di responsabilità per salvare uno dei centri termali di uso pubblico più apprezzati d Italia come le Messe di S. Sisto.

lunedì 3 giugno 2019


Sezione di Viterbo



CONFERENZA STAMPA



Dopo anni di abbandono un'occasione per il rilancio del territorio di Viterbo.
Fondate minacce o concrete opportunità dalla recente dichiarazione di notevole interesse avanzata dalla Soprintendenza?

L'argomento è di estrema attualità e su di esso si sono espresse tutte le forze politiche e le parti sociali del territorio.
A parte rare eccezioni sembrano tutti concordi nell'affermare che il nuovo vincolo imposto dalla Soprintendenza su un terreno di 1600 HA sia una mannaia che si abbatte sull'economia locale e sulle sue prospettive di sviluppo. Ma è veramente così?

Italia Nostra si inserisce nel dibattito in corso, organizzando una conferenza stampa sul tema e coglie l’occasione per chiedere conto delle numerose installazioni di impianti eolici e fotovoltaici che, nel panorama laziale, sembrano concentrarsi quasi esclusivamente nella provincia di Viterbo.

L’appuntamento è fissato per il giorno mercoledì 5 giugno alle ore 11,00 presso la sala conferenze dell’Amministrazione Provinciale di Viterbo, in via Saffi n. 49

Interverranno:
Dott. Oreste Rutigliano (già Presidente Nazionale di Italia Nostra)
Avv. Pierluigi Congedo
Arch. Fausto Ferrara
Avv. Guido Saleppichi





sabato 2 marzo 2019

25-02-2019

Emergenza fotovoltaico nel Lazio: gli esempi nella Tuscia e Sabina

DI: 
Italia Nostra ringrazia la XI Commissione – Sviluppo economico e attività produttive, startup, commercio, artigianato, industria, tutela dei consumatori, ricerca e innovazione e la XII Commissione – Tutela del territorio, erosione costiera, emergenze e grandi rischi, protezione civile, ricostruzione per aver accolto la nostra richiesta di confronto su un tema che l’associazione ritiene sia divenuto una reale criticità per la Regione Lazio: l’aumento degli impianti fotovoltaici a terra nelle province di Rieti e Viterbo.
Premessa:
Italia Nostra ci tiene a premettere che nel tema delle energie rinnovabili ritiene il fotovoltaico tra gli impianti più idonei al nostro Paese quando ha una collocazione idonea e cioè sui tetti di capannoni industriali, di abitazioni residenziali fuori dai centri storici, sulle serre ecc. Parliamo di collocazioni non impattanti con il Paesaggio e con l’ambiente.
Il caso delle istallazioni fotovoltaiche in Italia e in particolare nella Regione Lazio ha invece un carattere molto diverso e per noi preoccupante: si tratta di istallazioni di ampie superfici dove i pannelli solari sono posizionati a terra per diverse migliaia di mq e occupano grandi appezzamenti di territorio laziale alterando la vocazione produttivo-agricola dei suoli e l’immagine estetico percettiva dei luoghi.
Ha scritto un nostro socio “La distruzione fotovoltaica avvenuta lungo il tratto più bello della Flaminia nel Lazio, proprio sotto al Soratte è il monito che si è passato ogni limite: abbiamo assistito alla cancellazione improvvisa di un paesaggio simbolico per il Lazio, ricco di echi oraziani e classici, che entusiasmò Goethe, Dennis, Corot e altri grandi personaggi della cultura europea”… (continua a leggere il documento: Audizione COMMISSIONI REGIONE LAZIO)
25-02-2019

Italia Nostra Lazio il 25 febbraio in audizione in Commissione regionale sviluppo ed attività produttive su emergenza fotovoltaico

DI: 
Una delegazione di Italia Nostra Lazio lunedì 25 febbraio 2019 sarà ricevuta alla Regione Lazio dalla XI Commissione Sviluppo ed Attività produttive per un confronto sull’emergenza fotovoltaico in atto.
All’incontro, oltre al vicepresidente nazionale di Italia Nostra Ebe Giacometti, parteciperanno Marzia Marzoli, presidente sezione Italia Nostra Etruria, Tarquinia, Montalto, Canino, Stefano Fassone per Italia Nostra Sabina e Reatino, Luca Bellincioni e Adrian Moss di Italia Nostra Viterbo.
L’incontro è stati richiesto da Italia Nostra Lazio per avere un confronto in merito all’emergenza fotovoltaico nel territorio regionale in particolare nella Tuscia e nella Sabina. In un documento Italia Nostra Lazio cita varie installazioni: il mega impianto con una potenza di picco di 10.5 MW in provincia di Latina, l’impianto di Pian di Vico, appena autorizzato, a Tuscania che si estenderà per 250 ettari, gli impianti di Montalto, Canino, Vulci e nella Sabina di Castel Nuovo di Fara all’esame di autorizzazione.
Italia Nostra Lazio sollecita un arresto di questa escalation di autorizzazioni e ricorda che a seguito delle innovazioni introdotte dal Decreto Legislativo 387/03, nel Lazio sono stati approvati, o in fase di esame, alcuni tra i “parchi fotovoltaici” italiani più grandi del mondo, non a caso definiti “Mega impianti”, tutti impianti a terra:  in Sabina a Farfa 3.4 MGW in località Cappella  un progetto con estensione di 7,5 ettari e potenza di 3,6 MWp ( Castel Nuovo di Fara). Nella Tuscia, a Montalto di Castro, un impianto con una potenza energetica di   85 MWp descritto, per estensione, il secondo al mondo. Ed inoltre a Canino, un impianto grande quanto il centro storico della cittadina.

22 Febbraio 2019 – Graziarosa Villani – ufficiostampalazio@italianostra.org – Cell. 360/805841

Petizione online "Salviamo il fiume Marta e il mare di Tarquinia"





Petizione online "Salviamo il fiume Marta e il mare di Tarquinia"
Aiutateci a condividere la petizione!

giovedì 14 febbraio 2019

INCONTRO "Uniti per rappresentare gli interessi culturali paesistici ed ambientali della Tuscia, con Italia Nostra" - Tuscania (VT), Sabato 16 Febbraio 2019, ore 10.30 presso Palazzo Fani, Sala Actas in Via della Libertà n. 24



Sezione di Viterbo
(leg. ric. con DPR 1111/1958;
ric. Min. Ambiente L. 349/1986;
Protocollo d'Intesa con MIBACT-Direz. Gen. Educazione e Ricerca
n.78 del 09.10.2015;
Accordo Quadro con MIBACT-Direz. Gen. Archivi-
-SAN del 09.04.2014;
Accredito presso MIUR con D.M. 04.07.2003;
Protocollo d'Intesa con Arma Carabinieri del 07.11.2017)


- ai Soci/futuri Soci
- agli Amici/Simpatizzanti
della Sezione di Viterbo di Italia Nostra Onlus
Carissimi/e,
si COMUNICA l'INCONTRO, al quale siete tutti invitati,
"Uniti per rappresentare gli interessi culturali paesistici ed ambientali della Tuscia, con Italia Nostra"
che ci sarà a Tuscania (VT), Sabato 16 Febbraio 2019, ore 10.30 presso Palazzo Fani, Sala Actas in Via della Libertà n. 24.
Verranno trattate questioni che si vanno aggravando pericolosamente a danno del paesaggio viterbese:
- Eolico
- Fotovoltaico in aree agricole
- Centro termale di 80.000 m3 in piena campagna
- Assenza nella Tuscia di un soggetto associativo in grado di rappresentare la tutela del territorio e dei monumenti.
Intervengono:
- Ebe Giacometti (Vice Presidente nazionale di Italia Nostra)
- Oreste Rutigliano (già Presidente nazionale di Italia Nostra)
- Marzia Marzoli (Presidente di Italia Nostra-Etruria)
- Consigliere della Regione Lazio Silvia Blasi (Commissione Agricoltura, Ambiente) - da confermare
- Luca Bellincioni
- Adrian Moss
- Annarita Properzi (Guida ambientale escursionistica)
- Arch. Fausto Ferrara
- Daniela Willems (ricercatrice Biologa)
- Coldiretti
- Altri/e eventuali relatori/relatrici
_________________________________________________________________________________
N.B.:
- La partecipazione è aperta a tutti.
- I Soci già iscritti sono pregati di non mancare, essendo molto importanti ed urgenti gli argomenti da trattare.
_________________________________________________________________________________
Contatti:
Cell. Segretario 328-8417449
Siti web:
Cell. Organizzatori:
- Luca Bellincioni: 329-9620424
- Adrian Moss: 328-5403149